DISTURBO DI PANICO

 

 

 

Il panico è definito come uno stato di paura intensa che raggiunge il suo picco solitamente nel giro di dieci minuti. Ciò che caratterizza un attacco di panico sono i suoi sintomi  ; palpitazioni, sensazione di cuore in gola o tachicardia, sudorazione, agitazione e tremori, sensazione di soffocamento, dolori al petto , disturbi addominali associati spesso a nausea, sensazione di sbandamento o di svenimento, parestesia (intorpidimento o formicolio), derealizzazione (la realtà esterna appare strana o irreale), depersonalizzazione (sensazione di essere staccati dal proprio corpo), sensazione di impazzire o morire. Il disturbo di panico può trovare esordio in qualunque momento della vita, inaspettatamente può comparire senza per forza essere collegato ad un evento o situazione particolare. Può manifestarsi anche mentre si sta compiendo un’azione che prima di allora non aveva mai dato problemi. Concludendo Il disturbo di panico consiste nella comparsa di ripetuti attacchi di panico tipicamente accompagnati dalla paura di un attacco futuro o da cambiamenti nel comportamento atti a evitare situazioni che possono predisporre agli attacchi. La diagnosi è clinica. Attacchi di panico isolati possono non richiedere alcun trattamento. Il disturbo di panico viene trattato con terapia farmacologica, psicoterapia (p. es., terapia dell’esposizione, terapia cognitivo-comportamentale) o entrambe.

 

Le cause che sono alla base dell’insorgenza  del Disturbo di Panico riguardano;

 

L’ ambiente familiare; Alcune circostanze e l’ambiente familiare in cui si cresce può trasmettere il messaggio che  il mondo è un posto pericoloso, che non  si è  adeguatamenti in grado e pronti  ad affrontarlo, ecc. Ad esempio, traumi come la malattia o la morte di un genitore o di un familiare possono creare questo tipo di vulnerabilità all’ansia. Anche i bambini che hanno avuto dei genitori iperprotettivi che, quindi, hanno involontariamente rinforzato il loro senso di vulnerabilità, da adulti potranno provare più  ansia di altri.

 

La predisposizione genetica ; Alcuni individui potrebbero avere  una predisposizione genetica all’ansia e agli attacchi di panico.  Potrebbero avere in famiglia parenti che soffrono di ansia.

 

Lo stress; Durante il corso della vita l’individuo può trovar di dinnanzi a situazioni che non riesce a gestire perché non ha ancora  acquisito le abilità per farvi fronte. Alcuni stress poi sono inevitabili. Tutti incidono sulla nostra ansia.

 

Ecco un breve elenco di fattori stressanti:

  • Prendere o cambiare lavoro
  • Trasferirsi lontano da casa
  • Comprare una casa
  • Sposarsi
  • Avere un figlio
  • Sentirsi intrappolati in matrimoni sbagliati o altre situazioni
  • Morte o malattia di qualcuno che amiamo
  • Grave depressione
  • Un periodo prolungato di stress associato a incertezza circa la propria o altrui salute, stabilità finanziaria e carriera
  • Piccoli cambiamenti, anche positivi, concentrati in un breve lasso di tempo

 

Può succedere che il normale livello d’ansia con cui tutti noi nasciamo, possa aumentare ed esplodere in episodi di panico, più o meno intensi, a seguito, ad esempio, di un evento stressante. L’ansia , infatti, se molto intensa, potrebbe crescere e superare una soglia, oltre la quale si genera un vero e proprio attacco di panico.

I sintomi  tipici  del Disturbo di Panico sono:

  • Palpitazione/tachicardia battiti irregolari, pesanti, agitazione nel petto, sentirsi il battito in gola)
  • Paura di perdere il controllo o di impazzire (ad esempio, la paura di fare qualcosa di imbarazzante in pubblico o la paura di scappare quando colpisce il panico o di perdere la calma)
  • Sensazioni di sbandamento, instabilità
  • Tremori fini o a grandi scosse
  • Sudorazione
  • Sensazione di soffocamento
  • Dolore o fastidio al petto
  • Sensazioni di derealizzazione (percezione del mondo esterno come strano e irreale, sensazioni di stordimento e distacco) e depersonalizzazione (alterata percezione di sé caratterizzata da sensazione di distacco o estraneità dai propri processi di pensiero o dal corpo)
  • Brividi
  • Vampate di calore
  • Parestesie (sensazioni di intorpidimento o formicolio)
  • Nausea o disturbi addominali
  • Sensazione di asfissia (stretta o nodo alla gola)

Diagnosi di “Disturbo di Panico”; secondo il DSM-5 ( Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth Edition ) si può diagnosticare tale disturbo se vengono soddisfatti i seguenti criteri;

  1. Ricorrenti attacchi di panico inaspettati, con almeno quattro dei seguenti sintomi:
  2. Palpitazioni, cardiopalmo o tachicardia
  3. Sudorazione
  4. Tremori fini o a grandi scosse
  5. Dispnea o sensazione di soffocamento
  6. Sensazione di asfissia
  7. Dolore o fastidio al petto
  8. Nausea o disturbi addominali
  9. Sensazioni di vertigine, di instabilità, di “testa leggera” o di svenimento
  10. Brividi o vampate di calore
  11. Parestesie (sensazioni di torpore o di formicolio)
  12. Derealizzazione (sensazione di irrealtà) o depersonalizzazione (essere distaccati da se stessi)
  13. Paura di perdere il controllo o di “impazzire”
  14. Paura di morire

Se compaiono meno di quattro sintomi l’attacco viene definito paucisintomatico.

  1. Almeno uno degli attacchi di panico deve essere seguito da un mese (o più) di uno o entrambi seguenti sintomi:
  2. Preoccupazione persistente per l’insorgere di altri attacchi o per le loro conseguenze (es. “impazzire”, perdere il controllo..).
  3. Significativa alterazione disadattava del comportamento correlata agli attacchi (es. comportamenti di evitamento).

 

  1. L’ alterazione non è attribuibile agli effetti fisiologici di una sostanza (es. droga, farmaco) o altra condizione medica (ipertiroidismo, disturbi cardiopolmonari).

D. Gli attacchi di panico non sono meglio spiegati da un altro disturbo mentale (es. gli attacchi di panico non si verificano solo in risposta ad una situazione sociale temuta, come nel disturbo d’ansia sociale; in risposta ad un oggetto o situazione fobica circoscritta, come nella fobia specifica..).

 

 

DISTURBO D’ANSIA GENERALIZZATO

 

 

Il disturbo d’ansia generalizzata (GAD) è un disturbo inserito, nel DSM-5 ( Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth Edition ) all’interno del capitolo dei disturbi d’ansia ed è caratterizzato dalla presenza di sintomi ansiosi (sia psichici che fisici) che non sono legati ad una causa specifica ma sono appunto “generalizzati”. Lo stato d’ansia è cronico anche se è alternato da momenti di aumento dell’intensità, detti attacchi d’ansia. Chi soffre di disturbo d’ansia generalizzata tende ad essere costantemente in allerta, a preoccuparsi eccessivamente per qualsiasi cosa, evidenziando nel tempo una riduzione significativa della qualità di vita.  Gli individui  che soffrono di disturbo d’ansia generalizzata  vivono   uno stato di costante preoccupazione nei confronti del futuro, insieme ad uno stato di tensione e di inquietudine diffusa che non è in grado di controllare. Infatti gli individui con questo disturbo si descrivono di solito come persone sensibili, tendenti  al nervosismo e alla preoccupazione cronica, detta anche rimuginio, caratteristica cognitiva principale del disturbo d’ansia generalizzato. Il rimuginio è inteso come una catena di pensieri negativi, in forma preminentemente verbale, nei quali il soggetto si concentra sulla natura incontrollabile della preoccupazione e sul suo possibile ruolo nell’evitare gli esiti negativi degli eventi temuti. Ciò che rende la preoccupazione patologica nel disturbo d’ansia generalizzato non è né il contenuto, né il grado con il quale la preoccupazione è riconosciuta come irragionevole, ma piuttosto la percezione che la preoccupazione è eccessiva e incontrollabile. I pazienti con disturbo d’ansia generalizzato percepiscono di avere meno controllo sulle proprie preoccupazioni e riferiscono di avere una più alta proporzione di preoccupazioni non causate da eventi esterni. La maggior parte dei pazienti con disturbo d’ansia generalizzato riconoscono di trascorrere molto tempo della loro giornata preoccupandosi per cose di secondaria importanza. Le loro preoccupazioni tendono a riflettere una vulnerabilità nel senso di minaccia percepito e la mancanza di risorse personali nel fronteggiamento delle situazioni .

 

 

 

Tra le possibili cause che sono alla base dell’insorgenze del disturbo d’ansia generalizzato troviamo:

 

  • esperienze negative o traumatiche (recenti o passate)
  • esposizione prolungata a fattori stressanti
  • malattie croniche e invalidanti
  • personalità evitanti, introverse e pessimiste

I sintomi  tipici  del  disturbo d’ansia generalizzato sono;

Attivazione e arousal

  • Palpitazioni o battito cardiaco accelerato;
  • sudorazione;
  • tremore o agitazione;
  • secchezza delle fauci (non dovuta a farmaci o disidratazione)

Sintomi che interessano torace e addome

  • Difficoltà a respirare;
  • sensazione di soffocamento;
  • dolore o fastidio al torace;
  • nausea o dolore addominale (come agitazione allo stomaco).

Sintomi che coinvolgono lo stato mentale

  • Sensazione di vertigini,
  • instabilità,
  • svenimento o stordimento;
  • la sensazione di perdere il controllo, di “impazzire” o di svenire;
  • paura di morire.

Sintomi generalizzati

  • Vampate di calore o brividi di freddo;
  • sensazioni di intorpidimento o formicolio;
  • tensione muscolare o dolori e dolori;
  • irrequietezza e incapacità di rilassarsi;
  • sentirsi tesi, nervosi o mentalmente tesi;
  • una sensazione di nodo alla gola o difficoltà a deglutire

Altri sintomi non specifici

  • Risposta esagerata a piccole sorprese o sorpresa;
  • difficoltà di concentrazione o “mancanza di vuoto” a causa della preoccupazione o dell’ansia;
  • irritabilità persistente; difficoltà ad addormentarsi a causa della preoccupazione

 

 

 

Diagnosi di “disturbo D’Ansia generalizzata” ; secondo il DSM-5 ( Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth Edition ) si può diagnosticare tale disturbo se vengono soddisfatti i seguenti criteri;

 

A  Ansia e preoccupazioni eccessive ,che si manifestano per la maggior parte dei giorni per almeno sei mesi, a riguardo di una quantità di eventi o di attività (come prestazioni lavorative o scolastiche)

 

B  la persona ha difficoltà nel controllare la preoccupazione

 

C  L’ansia e la preoccupazione sono associate con tre o più dei sei sintomi seguenti

  • irrequietezza
  • facile affaticabilità
  • difficoltà a concentrarsi
  • irritabilità
  • tensione muscolare
  • alterazione del sonno

 

D  L’oggetto dell’ansia e della preoccupazione non è limitato alle caratteristiche di un disturbo di asse I.

 

E  L’ansia, la preoccupazione o i sintomi fisici causano disagio clinicamente significativo o menomazione del funzionamento sociale,lavorativo o di altre aree importanti

 

F  L’alterazione non è dovuta agli effetti fisiologici diretti di una sostanza  o di una condizione medica generale e non si manifesta esclusivamente durante un disturbo dell’umore, un disturbo psicotico un disturbo pervasivo dello sviluppo.

 

 –  AGORAFOBIA

 

L’Agorafobia è caratterizzata da paura o ansietà riguardo al trovarsi in situazioni o luoghi da cui non si può scappare facilmente o in cui si potrebbe non ricevere aiuto se si sviluppa ansia intensa. Queste situazioni o luoghi vengono spesso evitati o affrontati con grosso disagio. Situazioni che possono causare un attacco di agorafobia sono: stare in coda in una banca o alla cassa di un supermercato, stare seduti al centro di una lunga fila di poltrone in un teatro o in un’aula e usare i mezzi di trasporto pubblici, come un autobus o un aereo. Bisogna altresì ricordare che vi sono soggetti  che  sviluppano agorafobia dopo aver manifestato un attacco di panico in una di queste situazioni. Altri individui  possono avvertire disagio in questi contesti e potrebbero non sviluppare mai attacchi di panico o manifestarli solo in una momento successivo. L’agorafobia spesso condiziona la vita quotidiana, talvolta in modo così drastico da confinare le persone dentro casa.

 

Tra le possibili cause che sono alla base dell’insorgenze dell’Agorafobia vi sono;

 

I fattori psicologici

  • Aver vissuto un’esperienza infantile traumatica, come la morte di un parente
  • Lutto o  perdita del lavoro
  • Avere nella propria storia clinica precedente una malattia mentale, come depressione, anoressia o bulimia
  • Avere precedentemente fatto abuso di droga e di alcol
  • Avere una vita di coppia infelice o avere una relazione in cui il partner è in modo eccessivo predominante
  • Paura di essere abbandonati che però è stata rimossa e di cui quindi il soggetto non è consapevole.

I fattori genetici

studi di genetica hanno dimostrato che un predisposizione genetica fa aumentare il rischio di sviluppare un disturbo legato al panico, come l’agorafobia. Una mutazione genetica si verifica quando le normali istruzioni di certi geni si mischiano. Una quantità di mutazioni genetiche specifiche è stata collegata ai disturbi da panico, come una mutazione in un tipo di cellula chiamata linfoblasto. I disturbi legati al panico sono ereditari. Tuttavia, il modo in cui queste mutazioni genetiche contribuiscono a creare i disturbi da panico è incerto e si necessita di ulteriori studi per investigare la relazione tra i geni e i disturbi dovuti all’ansia.

I sintomi  tipici  del  disturbo di “Agorafobia” sono ;

 

  • Grave senso di angoscia
  • Veri e propri attacchi di panico

 

L ‘Agorafobia è in grado di provocare anche reazioni fisiologiche, quali:

 

  • Battiti accelerati
  • Brividi e pelle d’oca
  • Sudore freddo/Vampate di calore
  • Formicolio/Prurito
  • Nausea e/o Vomito
  • Senso di Svenimento Vertigini
  • Mal di testa
  • Confusione e sensazione di “testa vuota”
  • Difficoltà a respirare (respirazione affannosa, sensazione di soffocamento)
  • Disturbi visivi, come affaticamento degli occhi, distorsioni o illusioni ottiche
  • Fischi alle orecchie
  • Pianto
  • Intorpidimento
  • Urgenza minzionale

Una persona che soffre di Agorafobia può avere paura di situazioni specifiche, come:

 

  • Trovarsi in uno spazio aperto e ampio (supermercato, parcheggio o ponte);
  • Uscire di casa, se non accompagnati;
  • Aspettare in coda oppure essere tra la folla;
  • Viaggiare sui mezzi pubblici (ad esempio: treni, autobus o aerei);
  • Visitare un centro commerciale;
  • Frequentare luoghi pubblici molto affollati (es. ristoranti, mercati, concerti, cinema e centri commerciali).

Esistono casi, poi, in cui il malessere avvertito è correlato alla paura di situazioni generali, come criminalità, incidenti e malattie.

 

 

Diagnosi di Agorafobia ;  secondo il DSM-5 ( Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth Edition ) si può diagnosticare tale disturbo se vengono soddisfatti i seguenti criteri;

 

A  Ansia relativa al trovarsi in luoghi o situazioni dai quali sarebbe difficile allontanarsi o nei quali non sarebbe possibile aiuto nel caso di un attacco di panico inaspettato o sensibile alla situazione o di sintomi tipo panico. I timori agorafobici riguardano tipicamente situazioni caratteristiche che includono essere fuori casa da soli; essere in mezzo alla folla o in coda essere su un punto o viaggiare in autobus, treno o automobile

 

B  Le situazioni vengono evitate o sopportate con molto disagio o con l’ansia di avere un attacco di panico o sintomi tipo panico o viene richiesta la presenza di un compagno

 

C  L’ansia o l’evitamento fobico non sono meglio giustificabili da un disturbo mentale di altro tipo

            

 DISTURBO D’ANSIA DA SEPARAZIONE

 

 

Il disturbo d’ ansia da separazione (SAD, Separation Anxiety Disorder) è una condizione psicologica in cui la persona affetta mostra un’ansia eccessiva al momento di lasciare la propria casa o di separarsi da persone a cui è particolarmente attaccato (ad esempio genitori, parenti, educatori). L’ansia da separazione è un fenomeno normalmente presente durante la fase di sviluppo neuropsicologico del bambino , che tende però a diminuire dopo i due anni, scomparendo pressappoco prima della pubertà . La persistenza del fenomeno dopo i 5-6 anni causa preoccupazione. L’ansia di separazione può svilupparsi dopo qualche evento di vita particolarmente stressante (es. morte di un parente o di un animale domestico, episodio di ospedalizzazione del bambino o malattia di un familiare, separazione o divorzio dei genitori, cambio di scuola o trasloco ecc.). Per chi soffre di Disturbo d’ansia di separazione ogni motivo o situazione che implica un allontanamento (dai genitori, dal marito o dalla moglie, dall’amico del cuore, dalla propria abitazione ecc.) genera paura e ansia così significative da risultare limitanti nelle scelte di vita, con esiti anche invalidanti. Paura e ansia possono essere associate al timore che accada qualcosa di negativo e irrimediabile ai propri cari durante la lontananza (malattie, morte ecc.) oppure all’idea di poter essere personalmente vittima di incidenti, rapimenti ecc. Ancorché irragionevole, il disagio psicoemotivo associato al Disturbo d’ansia di separazione è così marcato e disturbante da indurre la persona interessata a evitare in tutti i modi di allontanarsi da casa o di restare sola.

 

Tra le possibili cause che sono alla base dell’insorgenze  del Disturbo d’ansia di separazione vi sono;

 

  • Predisposizione genetica

 

  • Profilo psicologico predisponente al disturbo

 

  • Esposizione a traumi o eventi stressanti nell’infanzia e/o negli anni successivi

 

I sintomi  tipici  del  disturbo  d’ansia di separazione possono essere cosi raggruppati;

 

Sintomi fisici: mal di pancia, vertigini, battito cardiaco accelerato, respiro corto e sudorazione sono solo alcuni dei sintomi ansiosi che il bambino potrebbe sperimentare. La manifestazione del disturbo tende a variare con l’età, tra gli adolescenti, infatti, sono più comuni sintomi come il mal di testa, le palpitazioni, sensazioni di mancanza d’aria e attacchi di panico.

 

Sintomi cognitivi (pensieri ansiosi): I bambini potrebbero non essere in grado di identificare specifici pensieri e paure, limitandosi semplicemente a dire di non voler svolgere un’attività o di non voler assolutamente andare a scuola. I bambini più grandi e gli adolescenti riescono invece a descrivere le loro preoccupazioni come qualcosa di “brutto” che potrebbe accadere a loro o ai genitori.

 

Preoccupazioni comuni sono:

 

  • “E se succedesse qualcosa di brutto a mamma o a papà?”.
  • “E se mi perdessi?”.
  • “E se la nonna non mi venisse a prendere a scuola?”.
  • “E se mi rapissero?”.
  • “E se mi venisse da vomitare e la mamma non fosse lì per aiutarmi?”.

 

Sintomi comportamentali nei bambini piccoli: pianti, aggrapparsi ai genitori, scatti di rabbia quando anticipano o nel momento in cui avviene la separazione. Difficoltà ad addormentarsi da soli, frequenti incubi di separazione o morte di persone care. I bambini potrebbero pronunciare frasi come:

  • “Ti prego non lasciarmi da solo”.
  • “Mamma dove vai?”.
  • “Ti prego mamma non andare”.

Inoltre potrebbero rifiutarsi di dormire in camera da soli, stare a scuola o partecipare alle attività scolastiche senza che una persona di cui si fidano stia al loro fianco, stare a casa con la baby sitter.

Sintomi comportamentali negli adolescenti: sebbene il disturbo d’ansia da separazione sia più comune nei bambini delle scuole elementari, anche gli adolescenti potrebbero esserne colpiti in momenti di particolare stress come il divorzio dei genitori o la perdita di una persona cara. All’improvviso potrebbero non essere più capaci di:

  • Andare a dormire dai loro amici,
  • Rimanere a scuola senza la presenza di un genitore o di una persona fidata,
  • Andare in gita scolastica,

Utilizzare i mezzi pubblici da solo.

 

Alcuni segnali d’allarme del disturbo d’ansia da separazione sono;

  • Eccessivo disagio nel momento in cui si prevede o si sperimenta la separazione.
  • Eccessiva preoccupazione che accadere qualcosa di brutto ai genitori.
  • Paura dei ladri, di essere rapiti, di avere un incidente, di essere ammalati.
  • Rifiuto di uscire da casa per andare a scuola.
  • Ripetuti incubi connessi alla separazione.
  • Paura di stare in casa da soli o senza mamma o papà.
  • Rifiuto di dormire da soli o di dormire lontano casa.
  • Ripetute lamentele di sintomi fisici come mal di testa, mal di stomaco, nausea.

 

 

Diagnosi di disturbo d’ansia da separazione ; secondo il DSM-5 ( Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth Edition ) si può diagnosticare tale disturbo se si verificano tre o più criteri dei seguenti

 

A  Ansia inappropriata rispetto al livello di sviluppo ed eccessiva. Che riguarda la separazione da casa o da coloro a cui il soggetto è attaccato, come è evidenziato da tre o piu’ dei seguenti elementi:

 

  1. Ricorrente ed eccessivo disagio quando si prevede o si sperimenta la separazione da casa o dalle principali figure di attaccamento

 

  1. Persistente ed eccessiva preoccupazione riguardo alla perdita delle figure di attaccamento, o alla possibilità che accada loro qualcosa di dannoso, come malattie, ferite, catastrofi o morte.

 

  1. Persistente ed eccessiva preoccupazione riguardo al fatto che un evento imprevisto comporti separazione dalla principale figura di attaccamento (per es., perdersi, essere rapito/a, aver un incidente, ammalarsi).

 

  1. Persistente riluttanza o rifiuto di uscire di casa per andare a scuola, al lavoro o altrove per paura della separazione.

 

  1. Persistente ed eccessiva paura di, o riluttanza a, stare da soli o senza le principali figure di attaccamento a casa o in altri ambienti.

 

  1. Persistente riluttanza o rifiuto di dormire fuori casa o di andare a dormire senza avere vicino una delle principali figure di attaccamento.

 

  1. Ripetuti incubi che implicano il tema della separazione.

 

  1. Ripetute lamentele di sintomi fisici (per es., mal di testa, dolori di stomaco, nausea, vomito) quando si verifica la separazione dalle principali figure di attaccamento. La paura, l’ansia o l’evitamento sono persistenti, con una durata di almeno 4 settimane nei bambini e adolescenti, e tipicamente 6 mesi o più negli adulti.  Il disturbo causa disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento in ambito sociale, lavorativo o in altre aree importanti. Il disturbo non è meglio spiegato da un altro disturbo mentale.

 

B  La durata dell’anomalia è di almeno 4 settimane

 

C  L’ esordio  è prima dei 18 anni

 

D  L’anomalia causa disagio clinicamente significativo o compromissione dell’area sociale, scolastica e lavorativa, o di altre importanti aree del funzionamento

 

E   L’anomalia non si manifesta esclusivamente durante il decorso di un Disturbo Pervasivo dello sviluppo, di Schizofrenia, o di un altro Disturbo Psicotico e, negli adolescenti e negli adulti, non è meglio attribuibile ad un Disturbo di Panico con Agorafobia.

 

 

FOBIE SPECIFICHE

 

 

La  fobia specifica è la paura e l’ansia per una particolare situazione o oggetto in misura sproporzionata rispetto al rischio o al pericolo reali. La situazione o l’oggetto di solito sono evitati quando possibile, ma se l’esposizione si verifica, si sviluppa immediatamente ansia. L’ansia può intensificarsi fino a raggiungere il livello di un attacco di panico  . I soggetti con fobie specifiche tipicamente riconoscono che il loro timore è irragionevole ed eccessivo. Le fobie specifiche sono i disturbi d’ansia più comuni. Tra le più frequenti fobie specifiche vi sono ; la paura degli animali (zoofobia), delle altezze (acrofobia) e dei temporali (astrafobia o brontofobia).  Vi sono  fobie che vanno ad interferire in maniera importante sulla vita dell’individuo a volte impattando sullo sviluppo sano della sua vita come ad esempio nell’area lavorativa quando le persone che devono lavorare su un piano superiore di un grattacielo hanno paura di ambienti chiusi, luoghi confinati (claustrofobia), quali gli ascensori. Alta fobia piuttosto comune è la paura del sangue (emofobia), delle iniezioni, degli aghi o di altri oggetti appuntiti (tripanofobia o belonefobia), o delle ferite (traumatofobia).  I soggetti con la fobia del sangue, degli aghi o delle ferite, a differenza di quelli con altre fobie o disturbi d’ansia, possono svenire davvero, poiché un riflesso vasovagale eccessivo produce bradicardia e ipotensione ortostatica. Alcune fobie specifiche sono riscontrabili più frequentemente nell’infanzia ma tendono a scomparire spontaneamente durante la crescita. Altre fobie invece come abbiamo già visto, insorgono in epoche successive della vita, ovvero in età adolescenziale o in età adulta.

 

Le fobie non hanno una causa unica, ma sono frutto di una serie di fattori associati tra loro.
Ad esempio possono essere:

  • Associate o conseguenti a un particolare incidente o trauma
  • Risposte o comportamenti appresi da un genitore o da un fratello/sorella
  • Derivare da caratteristiche genetiche, prove scientifiche infatti indicano come alcune persone presentino una tendenza innata ad essere più ansiose di altre

I sintomi del disturbo di Fobia Specifica possono includere:

  • Instabilità
  • Vertigini e stordimento
  • Nausea
  • Sudorazione
  • Aumento dei battiti del cuore (tachicardia) o palpitazioni
  • Mancanza di respiro
  • Tremore
  • Disturbi di stomaco

 

Le fobie specifiche possono essere classificate in diverse tipologie:

  • Tipo situazionale. Nei casi in cui la paura è provocata da una situazione specifica, come trasporti pubblici, tunnel, ponti, ascensori, volare, guidare, oppure luoghi chiusi (claustrofobia o agorafobia).
  • Tipo animali. Fobia dei ragni (aracnofobia), fobia degli uccelli o fobia dei piccioni (ornitofobia), fobia degli insetti, fobia dei cani (cinofobia), fobia dei gatti (ailurofobia), fobia dei topi, ecc..
  • Tipo ambiente naturale. Fobia dei temporali (brontofobia), fobia delle altezze (acrofobia), fobia del buio (scotofobia), fobia dell’acqua (idrofobia), ecc..
  • Tipo sangue-iniezioni-ferite. Fobia del sangue (emofobia), fobia degli aghi, fobia delle siringhe, ecc.. In generale, se la paura viene provocata dalla vista di sangue o di una ferita o dal ricevere un’iniezione o altre procedure mediche invasive.
  • Altro tipo. In questo caso la paura è scatenata da altri stimoli come: il timore di situazioni che potrebbero portare a contrarre una malattia ecc. Esiste una particolare forma di fobia che riguarda il proprio corpo o parti di esso che la persona percepisce come sproporzionate, inguardabili, orribili rispetto a come realmente si mostrano (dismorfofobia).

 

Troviamo anche;

 

L’odontofobia  è stata riconosciuta come una vera e propria fobia specifica, le persone con odontofobia sono normalmente portate a rimandare continuamente le cure,.

 

L’ amaxofobia (dal greco antico amaxos, “carro”) è la paura invalidante di guidare un automezzo.

 

L’emetofobia consiste nella fobia specifica  di vomitare o di vedere qualcun altro farlo. Ogni sintomo di malessere viene subito interpretato come un segnale che porterà di lì a poco la persona a vomitare. Spesso la persona controlla ossessivamente tutto ciò che mangia per paura di ingerire cibi che potrebbero provocare il vomito. A differenza di altri disturbi del comportamento alimentare che implicano il controllo del cibo, l’emetofobia non è causata da insoddisfazioni legate al proprio corpo ma da una repulsione verso il vomitare.

 

La Tocofobia consiste in un’ansia intensa legata al parto e può essere primaria se esiste già prima del concepimento o secondaria ad un evento traumatico. 
Quando una specifica ansia, o terrore della morte durante il parto, predomina sull’intera gravidanza ed è così intensa da indurre “evitamento” del parto (tokos) si tratta di uno specifico stato fobico chiamato tocofobia.

 

La gerascofobia  è definita come la paura persistente, anormale e ingiustificata di invecchiare. Essa è generalmente classificata tra le fobie specifiche e può essere associata al timore di restare soli, senza risorse e incapaci di provvedere a se stessi durante la vecchiaia e questo a volte induce al ricorso alla chirurgia estetica.

 

La tripofobia , la condizione di chi prova disgusto, nausea e ansia in risposta a stimoli caratterizzati da forme circolari, come bolle di sapone o buchi di una spugna

 

Diagnosi di Fobia Specifica;  secondo il DSM-5 ( Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth Edition ) si può diagnosticare tale disturbo se si verificano tre o più criteri dei seguenti

 

A  Paura marcata e persistente, eccessiva  e irragionevole, provocata dalla presenza o dall’attesa di un oggetto o situazione specifica (es. Volare, altezze, animali ecc..)

 

B  L’esposizione allo stimolo fobico quasi inevitabilmente provoca una risposta ansiosa immediata, che può prendere forma di Attacco di Panico situazionale o sensibile alla situazione.

 

 

C  La persona riconosce che la paura è eccessiva o irragionevole

 

D  La situazione fobica viene evitata o sopportata con intensa ansia o disagio

 

E  L’evitamento, l’ansia anticipatoria o il disagio nella situazione temuta interferiscono in modo significativo con la normale routine della persona, con il funzionamento lavorativo  (o scolastico) o con le attività o le relazioni sociali, oppure è presente disagio marcato per il fatto di avere la fobia.

 

F  Negli individui al di sotto del 18 anni la durata è di almeno sei mesi

 

G  L’ansia, gli attacchi di panico o l’evitamento fobico associati con l’oggetto o situazione specifici non sono meglio giustificati da un altro disturbo mentale.

 

 

 – DISTURBO D’ANSIA SOCIALE/FOBIA SOCIALE

 

 

Il Disturbo d’Ansia Sociale è una condizione di disagio e paura marcata che un individuo sperimenta in situazioni sociali nelle quali vi è la possibilità di essere giudicato dagli altri, per timore di mostrarsi imbarazzato, di apparire ridicolo o incapace e essere umiliato di fronte agli altri.

Tale disturbo provoca un forte disagio e la compromissione del normale funzionamento individuale e non è attribuibile all’assunzione di sostanze o a un’altra condizione medica. È possibile altresì che l’ansia sia delimitata solamente a un particolare ambito sociale come concerti, discorsi pubblici o gare, soprattutto in soggetti che hanno una professione che può essere compromessa da questa condizione come musicisti, ballerini, atleti, ecc. In questo caso, se l’ansia sociale è limitata a un solo ambito, i soggetti non sono a disagio in altre situazioni sociali nelle quali ad esempio non devono esibirsi.
Chi soffre di ansia sociale tende a manifestare eccessiva riservatezza in pubblico, con una postura corporea solitamente rigida e difensiva. È tipico che chi teme il confronto sociale parli con voce bassa, fatichi a mantenere il contatto visivo, o arrossisca frequentemente. Gli argomenti delle conversazioni possono risultare banali e spesso chi soffre di fobia sociale è riluttante a parlare di sé, ad accettare e fare complimenti. Per questo è anche possibile che individui con ansia sociale tendano a scegliere posizioni lavorative più isolate dal contatto sociale o con assenza di performance pubbliche, fino a limitare le potenzialità o le aspirazioni occupazionali. I giovani impiegano maggiore  tempo per scegliere di vivere da soli e rimangono in media più a lungo a vivere in casa con i genitori.  E’ possibile riscontrare in  soggetti affetti da fobia sociale una marcata tendenza ad assumere alcool o sostanze per automedicarsi, preparandosi ad affrontare le situazioni: per esempio bere alcolici prima di uscire per andare al bar o a una festa con lo scopo di essere più disinibiti o dare l’impressione che il proprio comportamento impacciato sia causato dalle sostanze e quindi esserne giustificati.

 

Le cause; Alcune persone sono timide per temperamento e mostrano propensione alla vergogna molto precocemente da bambini, mentre altre possono vivere le prime esperienze di ansia sociale durante la pubertà. A partire quindi dal proprio temperamento, da questi episodi di ansia, dalle “figuracce” vissute, può innescarsi un timore più ampio di varie situazioni sociali e un evitamento progressivo delle situazioni temute, che possono portare poi allo sviluppo di una più strutturata e più o meno generalizzata fobia sociale.

I sintomi  tipici  del Disturbo d’Ansia Sociale sono:

  • Paura o ansia marcate relative a una o più situazioni sociali nelle quali l’individuo è esposto al possibile giudizio degli altri, come essere osservati o eseguire prestazioni di fronte ad altri.
  • L’individuo teme che agirà in modo tale da essere criticato o manifesterà sintomi di ansia che saranno valutati negativamente.
  • Le situazioni sociali temute provocano quasi invariabilmente paura o ansia.
  • Le situazioni sociali sono evitate oppure sopportate con paura o ansia
  • La paura o l’ansia risultano sproporzionate rispetto alla reale minaccia posta dalla situazione sociale e dal contesto socioculturale.
  • La paura, l’ansia o l’evitamento sono persistenti e durano tipicamente 6 mesi o più.

La manifestazione del Disturbo di fobia sociale;

Le persone con Fobia Sociale presentano allarme e disagio in diverse situazioni:

  • Parlare in pubblico
  • Effettuare delle attività sotto lo sguardo altrui (per es. leggere in chiesa o suonare uno strumento musicale; mangiare insieme ad altre persone; firmare un documento davanti a degli osservatori)
  • Utilizzare un bagno pubblico
  • Conoscere nuove persone
  • Esprimere la propria opinione in gruppo
  • Prendere la parola in una riunione

Le preoccupazioni che le persone con fobia sociale sperimentano fanno riferimento al temere che:

  • Le loro prestazioni o azioni appariranno agli occhi degli altri inadeguate e/o ridicole.
  • La loro ansia sarà evidente per il fatto che gli potrebbe capitare di sudare, arrossire, vomitare a causa della tensione, tremare o parlare con voce flebile e incerta e che tutti si accorgeranno di ciò e li osserveranno e giudicheranno.
  • Potrebbero perdere il filo del discorso e non ricordare più nulla di ciò che avevano da dire o che non riusciranno a trovare le parole per esprimersi
  • Potrebbero apparire come una persona debole di carattere, eccessivamente dipendente dal giudizio degli altri, disposta alla sottomissione

I comportamenti maggiormente messi in atto da soggetti affetti da Disturbo di fobia sociale  sono:

  • L’evitamento di situazioni, comportamenti, luoghi, contesti, persone che possono elicitare le situazioni temute.
  • Tentativi di minimizzare e/o nascondere il proprio disagio e la propria ansia (comportamenti protettivi), al fine di non apparire inadeguati (riuscendoci peraltro spesso solo parzialmente o per niente).

Le conseguenze del disturbo

  • Difficoltà ad instaurare nuove conoscenze
  • Conseguenze negative in ambito  lavorativo
  • Difficoltà nelle situazioni di gruppo

 

Diagnosi di Fobia Sociale; secondo il DSM-5 ( Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth Edition ) si può diagnosticare tale disturbo se si verificano tre o più criteri dei seguenti;

 

A  Paura marcata e persistente di una o più situazioni sociali o prestazioni nelle quali la persone è esposta a persone non familiari o al possibile giudizio degli altri. L’ individuo teme di agire in modo umiliante o imbarazzante.

 

B  L’esposizione alla situazione temuta quasi inevitabilmente provoca l’ansia, che può assumere le caratteristiche di un Attacco di Panico causato dalla situazione o sensibile alla situazione.

 

C  La persona riconosce che la paura è eccessiva ed irragionevole

D  Le situazioni temute sociali o prestazionali sono evitate o sopportate con intensa ansia o disagio

 

E  L’evitamento, ansia anticipatoria o il disagio nella /e situazioni/i sociali o prestazionale interferiscono significativamente con le abitudini normali della perosna, con il funzionamento lavorativo o con le attività o relazioni sociali, oppure è presente marcato disagio per il fatto di avere la fobia.

 

F  Negli individui al di sotto dei 18 anni la durata è di almeno 6 mesi

 

G  La paura o l’evitamento non sono dovuti agli effetti fisiologici diretti di una sostanza o di una condizione medica generale e non sono meglio giustificati da un altro disturbo mentale

 

H  Se sono presenti una condizione medica generale o un altro disturbo mentale ,la paura di cui al criterio A non è ad essi correlabile

 

 

 

 MUTISMO SELETTIVO

 

Il mutismo selettivo  è un disturbo d’ansia dell’ infanzia, della fanciullezza e dell’ adolescenza riconosciuto dal DSM-IV (quarta versione del Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) e caratterizzato da una persistente incapacità di parlare in certi contesti (per esempio all’asilo o a scuola) nonostante la capacità di parlare in altri contesti sia preservata (per esempio a casa con i genitori). In alcuni casi più gravi il mutismo persiste anche nell’ambiente familiare anche se questi casi sono rari. Colpisce maggiormente le bambine e si manifesta in genere al momento dell’ingresso alla scuola dell’infanzia o a quella primaria. Il mutismo selettivo, nello specifico, è caratterizzato da una costante incapacità di parlare in situazioni sociali in cui ci si aspetta che si parli, come ad esempio a scuola. Ciò avviene nonostante l’individuo sia in grado di parlare in altri contesti, ed ha conseguenze significative sul rendimento in contesti educativi o lavorativi interferendo con la normale comunicazione sociale. Il disturbo è contrassegnato da un’elevata ansia sociale che si esprime attraverso un’eccessiva timidezza, paura ed imbarazzo sociale, isolamento e ritiro, negativismo, tratti compulsivi e accessi di collera. L’esordio del mutismo selettivo generalmente avviene prima dei cinque anni  ma il disturbo può passare inosservato fino all’inizio della scuola dove l‘interazione sociale aumenta e vengono richieste delle prestazioni, come leggere ad alta voce, che alimentano il disagio. I bambini con mutismo selettivi rifiutando di parlare a scuola subiscono spesso una compromissione educativa o scolastica in quanto gli insegnanti faticano a valutarli in attività come la lettura, o la recitazione di una poesia. In questo modo l’assenza di parola interferisce con la comunicazione sociale nonostante i bambini utilizzino talvolta strumenti non verbali o che non richiedono l’uso del linguaggio per comunicare, come mostrare, indicare ed emettere suoni inarticolati, e nel corso della crescita può determinare un crescente isolamento sociale. In alcuni casi il mutismo funge da strategia compensatoria finalizzata alla riduzione dell’attivazione ansiosa negli incontri sociali, e ciò è stato osservato soprattutto in contesti correlati all’immigrazione in cui il bambino rifiuta di parlare una lingua che non conosce per insicurezza o senso di inadeguatezza.

 

 

Le cause del Mutismo selettivo:

Fattori Psicologici; forte ansia o agitazione il primo fattore scatenante del disturbo è l’ansia, che diventa quindi invalidante e impedisce di vivere in modo sereno la quotidianità. Chi soffre di mutismo selettivo ha difficoltà ad accettare alcune situazioni e tende così a chiudersi in sé stesso. Accade anche nei soggetti che non hanno nessun problema di linguaggio e che, al contrario, quando si sentono a loro agio conversano normalmente.

Fattori Genetici; E’ stato evidenziato che la maggior parte dei bambini affetti da Mutismo Selettivo sono  geneticamente  predisposti a disordine di ansia. Questi bambini hanno inibizioni severe, che rendono loro all’l’ansia più incline.

 Fattori Fisiologici; Studi sul cervello indicano che i bambini con mutismo selettivo hanno una soglia bassa dell’eccitabilità in una parte del loro cervello chiamato amigdala. L’amigdala percepisce il pericolo potenziale, dai segnali inviatele dal sistema nervoso simpatico, In una situazione spaventosa, l’amigdala trasmette una serie di reazioni che aiutano le persone a proteggersi. I bambini affetti da Mutismo Selettivo  percepiscono alcue situazioni quali ad esempio stare seduti nel proprio  banco scolastico , le feste di compleanno e le riunioni come scenari spaventosi, di conseguenza  la loro amigdala percepisce “il pericolo”a   queste situazioni mettendo in atto così uno stato ansioso.

Fattori Comunicativi/Linguaggio; alcune ricerche hanno evidenziato che bambini appartenenti a famiglie multilingue  o che  hanno vissuto in un paese straniero sono piu’ esposti a tale patologia

 

I sintomi che caratterizzano il disturbo da Mutismo selettivo possono essere suddivisi in Psicologici e Fisici

Tra i sintomi Psicologici vi sono;

  • Emozioni forti come imbarazzo,  vergogna,  timidezza e  diffidenza,
  • Ritiro sociale e reazione di freezing
  • Risposta inibitoria
  • Inadeguatezza percepita
  • Pensieri automatici negativi

Tra i  sintomi Fisici ritroviamo ;

  • Mal di stomaco
  • Mal di testa
  • Nausea
  • Manifestazioni di pianto
  • Manifestazioni di collera
  • Palpitazioni cardiache
  • Svenimenti, Tremori
  • Eccessiva Sudorazione.

Caratteristiche dei bambini con mutismo selettivo; I  bambini affetti da mutismo selettivo sono consapevoli della loro difficoltà, provando molta sofferenza e frustrazione perché desiderano fortemente riuscire a parlare e giocare con gli amici. A causa della forte paura che le interazioni sociali suscitano in questi bambini le loro espressioni facciali risultano inespressive, vi è difficoltà a mantenere il contatto visivo con l’interlocutore e elevata sensibilità per l’ambiente circostante. Anche il  linguaggio del corpo è impacciato e goffo quando si rivolge loro attenzione, è tipico di questi bambini voltare la testa o guardare a terra durante una conversazione, toccarsi i capelli (segnale di un elevato livello di ansia) oppure nascondersi.

 

Diagnosi di Mutismo Selettivo; secondo il DSM-5 ( Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth Edition ) si può diagnosticare tale disturbo se si verificano i seguenti criteri

 

A  Incapacità costante di parlare in situazioni sociali specifiche in cui ci sia aspetta che si parli nonostante si sia in grado di parlare in altre situazioni

B L’anomalia interferisce con i  risultati sociali, lavorativi e con la comunicazione sociale in generale

C  La durata dell’anomalia   è di almeno un mese

D  L’incapacità di parlare non è dovuta al fatto che non si conosce o non si è a proprio agio con il modo di parlare richiesto nella situazione sociale

E L’anomalia non è meglio attribuibile da un disturbo della comunicazione e non si manifesta esclusivamente durante il decorso di altri disturbi.

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