La Sindrome del Nido Vuoto

La “sindrome del nido vuoto” non è ad oggi riconosciuta come un disturbo clinico, bensì come una fase transitoria della vita che può colpire alcuni soggetti. Il disagio psicologico a essa associato è particolarmente importante e la sintomatologia non va trascurata. Secondo le fasi del ciclo di vita è normale che i figli, una volta diventati adulti, investano sulla propria autonomia e di conseguenza vadano via di casa. L’uscita dal nucleo familiare, processo normale e sano può causare nei genitori la cosiddetta “Sindrome del Nido Vuoto”. Tale sindrome crea nei genitori uno stato di afflizione e tristezza, associati a pensieri, sentimenti negativi e nostalgici soprattutto quando con il proprio partner non c’è più sintonia. La “sindrome del nido vuoto” quindi rappresenta un particolare stato psicologico caratterizzato da tristezza e sensazione di abbandono che può svilupparsi nei genitori in seguito alla fuoriuscita di casa dei figli. In questa fase di passaggio, la manifestazione di tali disturbi psicologici è transitoria. Generalmente infatti tali problematiche sono legate alla fase di passaggio e scompaiono dopo alcuni mesi In questa fase i genitori devono ridefinire il rapporto con i loro figli, continuando a supportarli e ad aiutarli ma nel contempo accettando la loro indipendenza riconoscendoli come adulti. Possiamo affermare quindi che si tratta di una fase particolarmente delicata per la coppia genitoriale in quanto costringe entrambi i partner a reinventare la propria vita sulla base di condizioni differenti. Il bisogno di indipendenza che spinge i figli adulti ad andar via dalla famiglia d’origine rappresenta una fase fisiologica. La famiglia dovrebbe rappresentare il motore motivazionale per la realizzazione dell’indipendenza dei propri figli conferendogli forza per uscire dalle pareti domestiche. È importante specificare che stati emotivi di tristezza e malinconia quando un figlio abbandona il focolare domestico sono assolutamente emozioni normali che un genitore avverte. Si parla di vera e propria sindrome del nido vuoto solo nei casi in cui il disagio associato si prolunga nel tempo sfociando in una vera e propria patologia.
L’uscita di casa dei figli e relazione coniugale;
L’uscita di casa dei figli, come già detto, è un evento che coinvolge l’intero assetto familiare e soprattutto i genitori i quali devono adeguarsi ai cambiamenti, vivere e gestire la separazione dal figlio. Come ogni cambiamento, l’abbandono del tetto familiare da parte di un figlio ha sicuramente effetti molto importanti a volte positivi sviluppando crescita personale nei genitori e un miglioramento del proprio stile di vita, altre volte effetti sfavorevoli come nel caso della “sindrome del nido vuoto”. I soggetti che possono risultare piu’ esposti alla sindrome da nido vuoto sono coloro che nel corso degli anni, non avendo grossi o zero impegni lavorativi, interessi, hobby ecc si sono identificati principalmente nel proprio ruolo di genitore mettendo quindi in secondo piano la propria individualità dedicandosi esclusivamente alla cura dei figli. Con l’uscita di casa di questi ultimi non trovano piu’ uno scopo alle loro giornate e alla loro vita e in piu’ si trovano soli nella relazione con il proprio partner. I soggetti che si sono percepiti per tanto tempo esclusivamente come genitori, si ritrovano a fare i conti con la dimensione di coppia. Pertanto ci saranno coppie che si riscopriranno piacevolmente, tornando a coltivare interessi in comune e passioni condivise. Esse reinvestiranno energie emotive e fisiche nella relazione stessa. Vi sono però coppie che non riescono a ritrovare un equilibrio sperimentando la possibilità di arrivare ad una separazione, infatti può accadere che la coppia perda il collante e forse lo scopo che l’ha tenuta unita fino a quel momento. Non concentrandosi piu’ sulla cura dei figli i contrasti taciuti proprio per il bene degli stessi riemergano piu’ forti e prepotentemente di prima generando una vera e propria crisi di coppia. Tale conflittualità tra coniugi può essere la risultante o di conflitti irrisolti che sono stati ignorati per anni oppure di conflitti nuovi, in quanto ogni partner è maturato negli anni per conto proprio. È possibile che gli individui che sviluppano la Sindrome del Nido Vuoto possono aver vissuto un trauma di abbandono nella loro infanzia, per cui i sintomi e la sintomatologia associata a tale trauma rimangono latenti fino al momento in cui incontra il partner con il quale condividere la propria vita e costruire una famiglia. Quando però i figli si allontanano da casa i sintomi del trauma originario ritornano turbando il soggetto.
I sintomi della sindrome da nido vuoto;
I sintomi più frequenti riferiti alla sindrome del nido vuoto sono:
- tristezza,
- ansia,
- senso di colpa,
- rabbia,
- irritabilità e solitudine
- perdita di senso della vita;
- senso di abbandono;
Tali sintomi a volte possono dare origine a una psicopatologia conclamata in termini di depressione maggiore, disturbi d’ansia e raramente scompensi psicotici.
Come affrontare la sindrome del nido vuoto;
Il genitore deve accogliere, dopo la separazione dai figli, il suo nuovo ruolo di genitore a distanza imparando a valorizzare se stesso/a e a investire maggiormente su di lui/lei. Gli aspetti da tenere in considerazione per gestire il vuoto sono;
- ridefinire il proprio ruolo personale
- Investire energie personali in aree di proprio interesse
- Riorganizzare il legame sia con il partner che con i propri figli
Sindrome del nido vuoto e Psicoterapia;
Superare questo periodo di crisi può essere difficile, pertanto parlare con un professionista evitando di tenersi tutto dentro può sicuramente essere una mossa vincente per elaborare il dolore e la solitudine. Un percorso di psicoterapia potrà essere di aiuto per individuare e contenere le forme importanti di disagio legate alla sindrome, oltre che strutturare interventi mirati per prevenire o trattare eventuali forme psicopatologiche scaturite. Il terapeuta conferirà al singolo individuo o alla coppia genitoriale una nuova visione “dell’abbandono del nido domestico” non più come drastica rottura e termine dei rapporti familiari bensì come semplice meta di passaggio trampolino per nuove opportunità di crescita. In altri casi la psicoterapia può aiutare la persona a superare conflitti che interessano la relazione di coppia. Il terapeuta aiuterà i coniugi a cambiare la relazione coniugale favorendo attività che vadano a stimolare la progettualità in termini di interessi e spazi condivisi. La psicoterapia potrà essere di supporto anche per la ridefinizione della relazione tra genitori e figli favorendo l’accettazione, da parte dei genitori, delle autonomie a cui sono approdati i propri figli.
Bibliografia
Crepet P., (2005), I figli non crescono più, Einaudi Editore
Gay R., (2006), Nidi vuoti e cuori pieni. Emozioni e paure con figli adulti e genitori anziani, Edizioni San paolo
Malagoli Togliatti M., Lubrano Lavadera A., (2002), Dinamiche relazionali e ciclo di vita della famiglia, Edizioni il Mulino
Oliverio Ferraris A. (2004), Dai figli non si divorzia. Separarsi e rimanere buoni genitori, Rizzoli Editore
Römer F., (2013), Quando i figli crescono Una bussola per genitori alle prese con figli adulti, Edizioni Urra